La fine del Berlusconismo
Gheddafi, fine di un’era
La storia è piena di queste pagine cruente, rivoluzioni e controrivoluzioni, tantissimo sangue versato, Gheddafi probabilmente meritava questa fine, ma nel mezzo, nella violenza utilizzata, non intravedo grandi speranze di cambiamento in meglio per la Libia del futuro.
Mi auguro di sbagliarmi, ma anche le “primavere” di Tunisia, Egitto non sembrano finora aver portato grandi evoluzioni per i popoli del Maghreb. Stiamo a vedere.
Addio ad Agota Kristof
Cina, i monasteri taoisti
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Prima o poi, almeno una volta nella mia vita, ci andrò: sono i monasteri taoisti sulle montagne del Wu Tang o Wudang, nel cuore della Cina centrale, a sud ovest di Pechino e vicino alla “Chicago della Cina”, la popolosissima metropoli di Wuhan. I Monti Wudang (in cinese: 武当山, Wǔdāng Shān), conosciuti anche col nome di Wu Tang Shan o semplicemente Wudang, sono una piccola catena montuosa che si trova nella provincia di Hubei, in Cina, poco a sud della città di Shiyan. Sono monti sacri e mete di pellegrinaggio per i fedeli taoisti e rappresentano una delle mete più rilevanti per il turismo cinese. Queste montagne sono luoghi importanti sin dai tempi antichi per la presenza dei numerosi monasteri taoisti che vi si trovano, famosi come centri accademici di ricerca, insegnamento e pratica della meditazione, delle arti marziali cinesi, della medicina tradizionale cinese e delle pratiche e arti connesse all’agricoltura taoista. Già durante la dinastia Han le montagne attrassero l’attenzione dell’imperatore (fra il I e il III secolo). Durante la dinastia Tang (fra il 618 e il 907) venne costruito il primo tempio. Nel 1994 i templi delle montagne Wudang vennero inclusi nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Uno dei sogni della mia vita è raggiungere uno di questi monasteri e passarci qualche giornata a praticare Tai Chi Chuan e Chi Gong con i maestri taoisti cinesi. Chissà, prima o poi si fa… ![]()
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Attraversare confini e posti di frontiera
Michelle Obama forever!
http://tv.repubblica.it/mondo/india-michelle-balla-scalza-con-i-bambini/56101?video ecco la differenza tra destra e sinistra!
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Un editoriale di Scalfari da leggere
Ma adesso che succede? Questa domanda se la fa Eugenio Scalfari ne L’ultima partita a scacchi del Cavaliere, il suo editoriale di oggi su La Repubblica. “La domanda viene da sinistra, dal centro, da destra. Soprattutto da destra, dove è sempre più diffusa la sensazione che il ciclo berlusconiano sia concluso. È un ciclo che dura da almeno 25 anni… Quel ciclo è finito lasciando un paese pieno di guai materiali e di rovine morali, al punto che la parola “morale” è ormai oggetto di lazzi e sberleffi”. Chissà se siamo davvero giunti alla fine dell’Impero, di questo Basso Impero come direbbe Giorgio Bocca, o del Sultanato come direbbe Giovanni Sartori. Certo questo Governo non governa più da mesi. In più si aggiungono gli scandali privati di un premier 74enne incapace di relazionarsi con le donne se non pagando delle giovani prostitute che si vendono a 5.000 euro a prestazione. Mentre frana Pompei e il patrimonio archeologico del Paese, il Presidente del Consiglio che fa? Va a puttane. Come il Paese da lui (non) governato. Mandiamoli a casa, prima che frani tutto.
Era de maggio
Era De Maggio
Era de maggio e te cadéano ‘nzino, a schiocche a schiocche, li ccerase rosse… Fresca era ll’aria…e tutto lu ciardino addurava de rose a ciento passe…
Era de maggio, io no, nun mme ne scordo, na canzone cantávamo a doje voce… Cchiù tiempo passa e cchiù mme n’allicordo, fresca era ll’aria e la canzona doce…
E diceva: “Core, core! core mio, luntano vaje, tu mme lasse, io conto ll’ore… chisà quanno turnarraje!” Rispunnev’io: “Turnarraggio quanno tornano li rrose… si stu sciore torna a maggio, pure a maggio io stóngo ccá… Si stu sciore torna a maggio, pure a maggio io stóngo ccá.”
E só’ turnato e mo, comm’a na vota, cantammo ‘nzieme lu mutivo antico; passa lu tiempo e lu munno s’avota, ma ‘ammore vero no, nun vota vico…
De te, bellezza mia, mme ‘nnammuraje, si t’allicuorde, ‘nnanz’a la funtana: Ll’acqua, llá dinto, nun se sécca maje, e ferita d’ammore nun se sana…
Nun se sana: ca sanata, si se fosse, gioja mia, ‘mmiez’a st’aria ‘mbarzamata, a guardarte io nun starría ! E te dico: “Core, core! core mio, turnato io só… Torna maggio e torna ‘ammore: fa’ de me chello che vuó! Torna maggio e torna ‘ammore: fa’ de me chello che vuó
Buon Natale, buon anno, buone feste, buon vento, buone vacanze, tanto amore e serenità
A chi ama dormire in barca perché dondola e si sveglia sempre di buon umore. A chi saluta ancora con un bacio. A chi lavora molto e si diverte di più. A chi arriva in ritardo ma non cerca scuse. A chi spegne la televisione per fare due chiacchiere. A chi è felice il doppio quando fa a metà. A chi si alza presto per aiutare un amico. A chi ha l’entusiasmo di un bambino ma pensieri da uomo. A chi vede nero solo quando è buio. A chi non cerca di ormeggiare prima che arrivi l’altra barca. A chi ha fatto un corso ma non ha presentato i documenti. A chi non aspetta le feste per essere più buono. A chi è stato in barca con noi e a chi ci verrà. A chi ama il
mare
Sono sbarcato su Facebook
Ricordando mio zio Fabio un anno dopo…
FLOR DE CAMPO Si quisiera vivir con la sabiduría del instinto de siempre me resultaría natural considerar la vida de frente y la muerte de soslayo. Pero me sigue encantando focalizar la sombra de una flor de campo sobre el polvo de una pared derrumbada… … me parece que fluctúe como esperanza inocente, con la ternura de un beso perdido. De la vida de entonces, de los años de siempre. FIORE DI CAMPO Se desiderassi vivere con la saggezza dell’istinto di sempre mi risulterebbe naturale considerare la vita di fronte e la morte di sottecchi. Ma, in realtà, rimango sempre affascinato dall’ombra focalizzata di un fiore di campo sulla polvere di un muro crollato… … mi sembra che fluttui come speranza innocente e con la tenerezza di un bacio perso. Della vita d’allora, degli anni di sempre.
(Fabio Morpurgo)
Vogliamo uno Stato laico
Riprendiamoci la Repubblica, innalziamo le bandiere della Laicità, dei diritti civili e individuali di libertà, che ciascuno sia libero di vivere e morire con dignità come crede, viva la libertà di coscienza contro i dogmi e le prediche imposte a tutto il Paese dalla Chiesa di Roma.
E’ necessario che ciascuno di noi viva e pensi e agisca secondo la propria autonoma volontà personale, resistendo alla propaganda dei mass media e informandosi con le più svariate fonti di notizie e di informazione. Dobbiamo tutti liberarci dal peso enorme di televisioni commerciali, Vaticano, pubblicità varie che ci vorrebbero meri consumatori passivi e ignoranti di verità preconfezionate da altri.M.M.
Servo di nessuno
“Padrone di niente, servo di nessuno”
bella eh? è la scritta della t-shirt che ho comprato oggi al banchetto del manifesto alla manifestazione della CGIL per la difesa dei diritti dei lavoratori e della democrazia
calorosi abbracci
M.
Arriva l’eBook!
Povera patria
M.M.
La libertà e il tempo del lavoro
Spettabile Editore, avendo ricevuto n. 6 sigari Roma . del che Vi ringrazio . e avendoli trovati pessimi, sono costretto a risponderVi che non posso mantenere un contratto iniziato sotto cosi’ cattivi auspici. Succede inoltre che i sempre rinnovati incarichi di revisione e altre balle che mi appioppate, non mi lasciano il tempo di attendere a piu’ nobili lavori. Si’ , Egregio Editore, e’ venuta l’ ora di dirVi, con tutto il rispetto, che fin che continuerete con questo sistema di sfruttamento integrale dei Vostri dipendenti, non potrete sperare dagli stessi un rendimento superiore alle loro possibilita’ . C’ e’ una vita da vivere, ci sono delle biciclette da inforcare, marciapiedi da passeggiare e tramonti da godere. La Natura insomma ci chiama, egregio Editore, e noi seguiamo il suo appello… Cordialmente.
Da Cesare Pavese a Giulio Einaudi, 1942. (Tratto da “Cesare Pavese” di Franco Vaccaneo, Gribaudo Editore)
L’amore, l’odio, l’invidia… Un sentito grazie ad Adriano Sofri
L’amore, l’odio, l’invidia… (Adriano Sofri, da Facebook, 26 marzo 2010, ore 18.29)
L’odio è il contrario dell’amore, ma l’amore è il contrario di niente. Non è un pensiero mio: è la mia parafrasi di un pensiero di Simone Weil. “Il male è il contrario del bene, ma il bene è il contrario di niente”. Né il male né l’odio ce la fanno a esistere senza l’amore e il bene: il contrario sì. L’amore iscritto sullo striscione d’apertura e sul madornale fondale di palco di sabato scorso è invece l’espediente spiritista per evocare il partito dell’odio. Succede, con i giochi di parole. Come proclamarsi partito della vita, così da iscrivere gli altri al partito della morte. Si allunga ogni giorno il dizionario delle parole che si vogliono rendere impronunciabili. “Un fastidioso stridore si fece sentire con uno scoppio dal grande teleschermo in fondo alla sala. Era un rumore che faceva drizzare i capelli in capo. I due minuti di Odio erano cominciati”. Scriveva nel 1948, Orwell, e collocava il suo Grande Fratello nel 1984. Nel 2010, senza stridore, la mezzoretta di amore esce dai telegiornali appena prima del Grande Fratello. L’amore con la bava alla bocca, l’amore che strappa i capelli altrui. Annettere alla propria parte addirittura la parola: amore –sarà troppo, almeno questo? “L’amore vince…”: si può dire? Certo, vince tutto, Omnia vincit amor. Ma dipende dal contesto. Per esempio, il contesto della scritta cubitale: VINCERE! Non se la ricordavano, o sì, e l’hanno inalberata proprio per questo? L’amore vince tutto. Anche il cancro? No, il cancro no. Il cancro, le sue numerose varietà, le debellerà forse via via la ricerca e la sperimentazione, un giorno. Intanto se ne soffre e se ne muore ancora, mentre l’imbonitore promette di venirne a capo in un triennio, dall’Atlantico al Pacifico. Di che amore è capace l’imbonitore? Non dell’amore per il mondo, di cui è fatta la vera politica, il mondo delle cose e dei viventi: se lo amasse, gli andrebbe in soccorso, invece di guastarlo e festeggiare coi suoi despoti. Dell’amore di sé –altra cosa dall’amor proprio- dell’amor di sé è capacissimo, l’amore che millanta milioni di alberi e ripianta capelli, e dunque, per spiegarsi la pena che fa altrui, la chiama invidia. Non sa immaginare che non lo si invidii, soldi, maquillage, scorta, escort. Ci resterebbe male se capisse che i soli a invidiarlo sono quelli che lo amano –per il momento, un momento dopo lo appenderebbero per i piedi, pronti a spiegarsi: “Vostro Onore, è stato un raptus”. Un raptus il trionfo, un raptus la caduta: caricatura dell’amore e dell’odio. Non sono sentimenti politici? Vi sbagliate, certo che lo sono. Come in quel capitolo del Principe: “S’elli è meglio esser amato che temuto, o più tosto temuto che amato… si vorrebbe essere l’uno e l’altro; ma perché elli è difficile accozzarli insieme, è molto più sicuro essere temuto che amato… Debbe, nondimanco, el principe farsi temere in modo, che, se non acquista lo amore, che fugga l’odio; perché può molto bene stare insieme esser temuto e non odiato; il che farà sempre, quando si astenga dalla roba de’ sua cittadini e de’ sua sudditi, e dalle donne loro”. Direte che la geniale riflessione di Machiavelli ha al centro la figura di un capo, e riferisce a lui amore e timore e odio. Ma è esattamente quello che fa Berlusconi, il cui universo bipolare divide quelli che lo amano (lui crede d’esser votato perché amato, non per governare più o meno seriamente) da quelli che lo odiano (e perciò, disgraziati, non lo votano): che amano lui, e che odiano lui. Come nell’orwelliano Ministero dell’amore, il più spaventoso. Come un Fidel Castro senza la sierra- con Milano 2. Non ha molto senso rinfacciargli questa sindrome, questione d’infanzia o di circostanze, non importa, ma ormai irreparabile: è raccapricciante vederla correcitata – come farebbero solo dei cortigiani in un Cremlino di notte o dei famigliari angosciati nella stanzetta di uno che si è preso per Berlusconi- di giorno e in pubblico su un palco faraonico da cittadini adulti aspiranti a governare, o già in sella. Basta uscire da questa farsa per riconoscere che l’amore è un’ispirazione decisiva della responsabilità politica, cristiana e non –come in Gandhi. E che l’odio è una malattia, non debellabile in tre e nemmeno in trecento anni, ma una malattia. Ho trovato questa definizione di Chiara Lubich, citata da Dario Franceschini: “Il compito dell’amore politico è quello di creare e custodire le condizioni che permettono a tutti gli altri amori di fiorire… La politica è perciò l’amore degli amori, che raccoglie nell’unità di un disegno comune la ricchezza delle persone e dei gruppi…”. (Ho scelto citazioni religiose per questa pagina, non a caso, perché non ricordo manifestazione pubblica più antireligiosa e meno laica della piazza del 20 marzo). La rivoluzione dell’amore, per citare anche il Papa, non è di questo mondo? Tesi interessante, tanto più se serve a frequentare la sala Vip di questo mondo e servirsi a piacere. Fate leggere una sola volta in prima serata, a reti unificate, il discorso delle beatitudini, e poi il sondaggio: “Guai ai ricchi…”, chi è d’accordo prema il tasto verde, chi è contrario il tasto rosso. “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano… Perché anche i peccatori amano coloro che li amano”: chi è d’accordo prema il tasto verde eccetera. Ce ne fossero, donne e uomini politici capaci di nominare l’amore, senza che si senta subito quel fastidioso stridore, che fa drizzare i capelli in capo. Capaci di amare il mondo e la libertà più di se stessi: che può diventare il sacrificio supremo dei tempi oscuri, ma dovrebbe essere la norma di ogni tempo. Questo amore è autosufficiente, basta a se stesso. Non è il contrario di niente –e tanto meno della giustizia, cui l’amore da strapazzo dello slogan si oppone come al proprio vero contrario. Ne é la condizione e il complemento, di una giustizia che sia giusta.
Lutto per la Grecia
Un abbraccio ai familiari delle vittime e a tutti i greci che sperano in una rinascita della Democrazia Ellenica.

Porcodighel
http://www.ibs.it/code/9788811681595/canale-alessandro/porcodighel.html

Italia 2010, cronache di ordinaria ingiustizia
Dove ebbe, assieme ai familiari, il coraggio e la civiltà di denunciare, più apprezzabili perché ciò avveniva in un paesino della Piana di Gioia Tauro, dove in simili casi appare conveniente tacere, per primo alla vittima. Nel 2003 aggiunse altri nomi, l’anno precedente non rivelati per paura. Arresti e carcere, con pene severe, che qualcuno sta ancora scontando. Ma che certo non sono riusciti a sanare la ferita dell’innocenza violata. E che hanno anzi aggiunto vituperio e scorno, le hanno impresso un marchio infamante e indelebile. Con la violenza subita sì un fatto raccapricciante, da condannare, ma in qualche misura pure una colpa da portarsi addosso per il resto del suo tempo, rinfocolandole ricordi che mai troveranno quiete, guastandole i giorni, invogliandola a spingere i passi dove la tragedia non è nota. Invece la ragazzina sceglie di restare, si fa donna. Cresce nel dolore però, perché scorge anche in uno sguardo innocente il luccichio di un sorrisetto ironico, la condanna, i compatimenti, perché deve sorbirsi la carità pelosa di chi s’impietosisce, però non la darebbe mai sposa a un figlio, perché scova dentro le parole un’allusione che magari non c’è. Non ha ancora trovato, come già Carmela, un uomo disposto a stendere sul balcone la sua innocenza, le macchie di una verginità – per quel che conta oggi – che le spetta di diritto e che le sozzure subite non hanno intaccato. E non intravede il futuro che tocca alla sua giovane età. Sette anni dopo, di nuovo agli onori della cronaca. «Sopra ernia, carbonchio», diciamo da queste parti. Perché costretta a denunciare chi le rende la vita impossibile. Con risolini, allusioni, parole chiare, minacce, ingiurie, per ferirla di una colpa non sua, per farle scontare arresti e condanne, pesare addosso i brandelli di una vita dannata. Ottiene soltanto un ammonimento del Questore a quanti le mettono sott’ombra l’esistenza. Quella farina fa ancora mostra di sé in terra. È rimasta là, a imbiancare la strada di tutti, a insozzarla. Nessuno l’ha raccolta. Neppure ci ha provato. Ne hanno aggiunta altra, anzi. Più che un pugno, è ora un sacco intero. Su un’innocente al pari di Carmela, più di Carmela. «Sono così i paesi piccoli» giustifica un tale. S’accorge che ci sono rimasto male e «chi cade nell’acqua, o poco o assai si bagna» aggiunge, credendo di riparare. Parliamo per proverbi, noi. Come se la saggezza antica sia in grado di dare un senso a tutto, di giustificare persino. Vorrei ribattergli che non è così, che la ragazzina è stata buttata a forza nell’acqua. Ma non capirebbe. È successo in un paesino, frazione di un Comune città d’arte, almeno così dice il cartello di benvenuto rovinato da bozzi che forse sono “civili” colpi di pistola. Ci si conosce tutti con tutti. Ha i difetti delle piccole comunità, dove lo stretto contatto crea malumori e invidie, dove il ristagnare delle fortune altrui rende meno infelice e opprimente il ristagnare delle proprie, dove non si è disposti a perdonare l’infamità di una denuncia, per quanto sacrosanta e legittima.
È successo lì, ma sarebbe potuto succedere altrove. Con gli stessi risultati, un timbro a caldo con la ceralacca, a bollarla per sempre colpevole vittima. Non mi meraviglia che sia andata così. Continua piuttosto a meravigliarmi questa mia gente che sa di stantio, che non si scuote, che si gira da un’altra parte, per viltà, per quieto vivere, per non curanza, che calpesta indifferente quella macchia bianca di farina, sempre lì a rinfacciarci che restiamo indietro mentre il mondo ci progredisce intorno.
* Scrittore calabrese, nato in Aspromonte, vive a Palmi. Ha pubblicato quattro romanzi, l’ultimo s’intitola «Il giudice meschino» (Einaudi)
(articolo tratto da “La Stampa” del 18 febbraio 2010)
Addio ad Alda Merini
Ẻ scomparsa, a 78 anni, la più grande poetessa italiana: Alda Merini. La ricordo qui per le sue splendide poesie d’amore capaci di coniugare la corporeità dei sentimenti alla dolcezza del linguaggio. Una poetessa pasoliniana che ha saputo cantare il mondo degli esclusi e la sua esperienza in manicomio con la malattia mentale. Una grande donna, la Merini, una libertaria che sapeva fare e dare scandalo nel senso più alto e radicale del termine. Continuerò a leggerla e a ringraziarla per quello che ha fatto per la cultura italiana. Infine, Alda è stata anche la poetessa dei Navigli di Milano, la zona nella quale vivo e che anch’io amo di più della nostra difficile e lunatica città. Addio Alda, e grazie di cuore per la tua arte immortale, poesia generosa lasciata ai posteri.
Sono nata il 21 a Primavera 
Sono nata il ventuno a primavera ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve vede piovere sulle erbe, sui grossi frumenti gentili e piange sempre la sera. Forse è la sua preghiera.
(A. Merini)
Risorgimento. Resistenza. Repubblica
Domani è il XX Settembre, 139 anni dopo quello del 1870. La presa di Roma comportò l’annessione di Roma al Regno d’Italia e decretò la fine dello Stato pontificio e del potere temporale dei Papi. Oggi l’Italia di Berlusconi e di Bossi sta cancellando i valori dello Stato laico e di diritto, della libera Chiesa in libero Stato, del Risorgimento e dell’Unità nazionale, della non ingerenza del Papa di Roma nelle questioni politiche italiane. Così come ignora l’antifascismo e corteggia i nostalgici della monarchia. Ecco perché oggi, passeggiando in una Milano sempre più inquinata e spoliticizzata, con Zoe che se la ronfava in passeggino, mi hanno colpito due manifesti murali d’altri tempi. Uno recitava, appunto: “Risorgimento. Resistenza. Repubblica” con le faccione di Mazzini e Garibaldi. L’hanno affisso e firmato le “Sarte di Corso Magenta”, organizzazione di impegno civico dal nome buffo e abbastanza sconosciuta. L’altro era dell’AMI, Associazione Mazziniana Italiana, e invitava a ricordare e celebrare Porta Pia come momento di rilancio degli ideali repubblicani, democratici e popolari. Insomma due manifesti che mi hanno messo di buon umore, perché forse Milano e la Lombardia non sono solo Lega e Berlusconi, e forse il federalismo che verrà sarà quello di Carlo Cattaneo e non quello di Calderoli.Tempo di ricerca…
Questo è un periodo di ricerca, per me. Mi informo, mi muovo, navigo. Sono alla ricerca di qualcosa nel campo della cura, della cura alla persona. Ho vagliato vari percorsi, ma molti paiono troppo lunghi o da scartare per l’età. D’altronde ricominciare da zero non si può, nella vita e nella professione. Ma c’è bisogno di un nuovo inizio. Almeno per me. E forse anche per il nostro Paese. Settembre è sempre stato il mese del ripensamento sugli anni, sulle età, sulla vita, sul senso delle cose, sul “chi sono, da dove vengo, dove voglio andare?” e per me, in questo anno 2009, non fa eccezione. Un saluto, velatamente sarcastico, agli arrivati, ai soddisfatti, ai realizzati. Chi – come il sottoscritto – è in continua ricerca e perenne mutamento si accodi, stia accanto, vedremo dove ci condurrà il nostro errare esteticamente orientato.
Buon vento, Beppe
E’ morto a Milano Beppe Cremagnani
Pochi giorni fa abbiamo abbiamo rivisto “G8/2001, Fare un golpe e farla franca”, il film documentario di Beppe Cremagnani e Enrico Deaglio che racconta quei giorni di luglio in cui l’Italia si è svegliata e, al posto dello stivale, ha trovato un anfibio di celerino. Sui titoli di coda, l’istinto è stato chiamare Beppe, per dirgli ancora una volta che bel lavoro hanno fatto, e quanto sia importante continuare a raccontare, in questo paese che dimentica troppo in fretta ogni disastro, inghiottito dal disastro del giorno dopo.
Poi era tardi, e non l’abbiamo chiamato, poi il giorno dopo c’era il lavoro, e non l’abbiamo chiamato, e poi, e poi. Errore. Non bisognerebbe mai rimandare. E se domani esco di casa e mi cade un vaso in testa? E se finisco sotto a un tram? Lunedì Beppe è uscito di casa per fare un giro in bici e non è più tornato, stroncato da un infarto. Era un grande giornalista, curioso, attento, onesto. Un giornalista vero, di quelli che consumano la suola delle scarpe, anziché il tasto del copiaincolla. Era un grande amico, sempre preso da mille lavori ma sempre attento a chiedere come ti va la vita, e come va a quelli che ti sono vicino. A Luisa, ai suoi figli e ai suoi colleghi va l’abbraccio di tutta la redazione di PeaceReporter. A lui, se ci può sentire, quello che non abbiamo fatto in tempo a dirgli: bravo, Beppe. E grazie.
La redazione di PeaceReporter
Nato a Milano nel 1951, Giuseppe Cremagnani, da tutti conosciuto come Beppe, si è laureato in Giurisprudenza all’Università Statale di Milano.
Ben presto ha intrapreso la carriera di giornalista passando attraverso innumerovoli esperienze. Giornalista e autore televisivo, ha lavorato a la Repubblica e a l’Unità ed è stato autore di numerose trasmissione televisive: Milano, Italia; Il laureato; Inviato speciale; La nostra Storia; Ragazzi del 99; Vento del Nord; L’elmo di Scipio. E’ stato consulente della trasmissione «Che tempo che fa» e collaboratore con «Diario». Con la Luben Production, una delle sue ultime passioni, ha realizzato importanti film-documentari sulle cronache, tristi, delle vicende italiane degli ultimi anni: oltre a G8/2001 fare un golpe e farla franca, Quando c’era Silvio, Uccidete la Democrazia, L’Ultima Crociata e Gli imbroglioni.
L’ultima sua fatica, che stava presentando in questi giorni, è Governare con la paura-il G8 del 2001, i giorni nostri. Un libro e due dvd, raccolti in un cofanetto, raccontano la storia degli abusi del potere in Italia dal G8 di Genova ai giorni nostri. Il titolo, Governare con la paura, si riferisce alla strategia sperimentata nel luglio del 2001 per le strade del capoluogo ligure invase dai manifestanti no global. Finì in tragedia. Oggi gli stessi modi di operare vengono riproposti dai vari decreti sicurezza approvati dal governo Berlusconi. Mano dura contro i più deboli, gli extracomunitari, contro chi protesta e non si adatta alle regole imposte dall’alto. Sicurezza è la parola d’ordine in base alla quale l’opinione pubblica deve accettare nuove regole che limitano la libertà e i diritti dei singoli. “ Attenzione – avverte però il senatore Furio Colombo in un passo del film – sicurezza è il termine che ha spianato la via ai dittatori da Mussolini a Hitler, ed oggi a Putin”.
La situazione in Italia è questa
di EZIO MAURO da “la Repubblica” del 14 giugno 2009
È proprio questa l’immagine drammatica dell’Italia che l’uomo più ricco e più potente del Paese porta oggi con sé in America, all’incontro con Obama.
Solo Berlusconi sa perché dice queste cose, perché solo lui conosce la verità, che non può rivelare in pubblico, della sciagura che lo incalza. Noi osserviamo il dramma di un leader prigioniero di un clima di sconfitta anche quando vince perché da quindici anni non riesce a trasformarsi in uomo di Stato nemmeno dopo aver conquistato per tre volte il favore del Paese. Quest’uomo ha con sé il consenso, i voti, i numeri, i fedeli. Ma non ha pace, la sicurezza della leadership, la tranquillità che trasforma il potere in responsabilità. Lo insegue l’altra metà di se stesso, da cui tenta di fuggire, sentendosi ghermito dal fondo oscuro della sua stessa storia. E’ una tragedia del potere teatrale e eccessiva, perché tutto è titanico in una vicenda in cui i destini personali vengono portati a coincidere col destino dell’Italia. Una tragedia di cui Berlusconi, come se lo leggesse in Shakespeare, sembra conoscere l’esito, sino al punto da evocare la sua fine davanti al Paese.
Oggi quel potere sente il limite della sua autosufficienza. Ciò che angoscia Berlusconi è il nuovo scetticismo istituzionale che avverte intorno a sé, il distacco internazionale, il disorientamento delle élite europee, le critiche della stampa occidentale, la freddezza delle cancellerie (esclusi Putin e Gheddafi), lo sbigottimento del suo stesso campo: dove la regolarità istituzionale di Fini risalta ogni giorno di più per contrasto.
Il Cavaliere sente di aver perso il tocco, che aveva quando trasformava ogni atto in evento, mentre lo spettacolo tragicomico dei tre giorni italo-libici dimostra al contrario che le leggi della politica non sono quelle di uno show sgangherato.
Soprattutto, Berlusconi capisce che la fiaba interrotta di un’avventura sempre vittoriosa e incontaminata si è spezzata, semplicemente perché gli italiani improvvisamente lo vedono invece di guardarlo soltanto, lo giudicano e non lo ascoltano solamente. E’ in atto un disvelamento. Questa è la crepa che il voto ha aperto dentro la sua vittoria, e che è abitata oggi da queste precise inquietudini.
Il Cavaliere ha infatti ragione quando indica i quattro pilastri che perimetrano il campo della sua recente disgrazia: le veline, le minorenni, lo scandalo Mills e gli aerei di Stato. Giuseppe D’Avanzo, che su questi temi indaga da tempo con risultati che Berlusconi conosce benissimo, spiega oggi perché siano tutt’altro che calunnie come dice il premier. Sono quattro casi che il Cavaliere si è costruito con le sue mani, che lo perseguitano perché non può spiegarli, che lui evoca ormai quotidianamente mentre tenta di fuggirli, e che formano insieme uno scandalo pubblico, tutt’altro che privato: perché dimostrano, l’uno insieme con l’altro, l’abuso di potere come l’opinione pubblica comprende ogni giorno di più.
E’ proprio questo il sentimento del pericolo che domina oggi Berlusconi. Incapace di parlare davvero al Paese, di confrontarsi con chi gli pone domande, di assumersi la responsabilità dei suoi comportamenti, reagisce alzando la posta per trascinare tutto – le istituzioni, lo Stato – dentro la sua personale tragedia: di cui lui solo (insieme con la moglie che di questo lo ha avvertito, pochi giorni fa) conosce il fondo e la portata. Reagisce minacciando: l’imprenditore campione del mercato invita addirittura gli industriali italiani a non fare pubblicità sui giornali “disfattisti”, quelli che cioè lo criticano, perché la sua sorte coincide col Paese. Poi si corregge dicendo che voleva invitare a non dar spazio a Franceschini, come se non gli bastasse il controllo di sei canali televisivi ma avesse bisogno di un vero e proprio editto. E’ qualcosa che non si è mai visto nel mondo occidentale, anche se la stampa italiana prigioniera del nuovo conformismo preferisce parlar d’altro, come se non fosse in gioco la libertà del discorso pubblico, che forma l’opinione di ogni democrazia.
In realtà Berlusconi minaccia soprattutto se stesso, rivelando questa sua instabilità, questa paura. Se sarà coerente con le sue parole, c’è da temere il peggio. Cosa viene infatti dopo la denuncia del golpe? Quale sarà il prossimo passo? E se c’è una minaccia eversiva, allora tutto è lecito: dunque come userà i servizi e gli altri apparati il Cavaliere, contro i presunti “eversori”? Come li sta già usando? Chi controlla e chi garantisce in tempi che il premier trasforma in emergenza?
Attendiamo risposte. Per quanto ci riguarda, continueremo a comportarci come se fossimo in un Paese normale, dove la dialettica e anche lo scontro tra la libera stampa e il potere legittimo del Paese fanno parte del gioco democratico. Poi, ognuno giudicherà dove saprà fermarsi e dove potrà arrivare questo uso privato e già violento del potere statale da parte di un uomo che sappiamo pronto a tutto, anche a trasformare la crisi della sua leadership in una tragedia del Paese. (Ezio Mauro, la Repubblica, 14 giugno 2009)Come non essere d’accordo con questo pezzo del direttore di Repubblica? Meditiamoci sù e prepariamoci a reagire. Il Paese ha bisogno dell’aiuto dei sinceri democratici come noi.
M.
E’ la vita che va avanti
Ascolto vecchie canzoni partigiane e penso che certa gente non deve essere morta invano. Intanto La7 TV propone sfilate di soliti politici a piangere sulle tristi sorti della sinistra italiana.
E penso che basterebbe ripartire dai quei sentieri e dalle valli della Liberazione. Tornare a calpestare quei terreni che sono intrisi del sangue del nostro sangue, dei nervi dei nostri nervi. Bisogna rileggere Ignazio Silone, Vittorini, Cesare Pavese, Fenoglio, Primo Levi. Bisogna pensare a Altiero Spinelli, UmbertoTerracini, Ernesto Rossi, Andrea Caffi, a Rodolfo Mondolfo e a quella sua certa idea di umanesimo socialista e al matematico e filosofo Ludovico Geymonat e alla sua lezione di materialismo logico, di razionalità e marxismo.
Bisogna ricordare che ci sono i ricchi e i poveri. E lottare perché la ricchezza venga ridistribuita a favore di chi soffre. Bisogna lottare contro l’arroganza, la prepotenza, contro la nuova schiavitù, contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sulla donna, sul bambino. Altro che Clinton. Ci vuole un nuovo Sandro Pertini. Ci vuole un nuovo leader che ci conduca in questa lunga traversata attraverso il deserto, in questo Esodo fuori da questa Italia verso un Paese migliore. C’è solo un modo per raggiungere quella strada, lo disse anche il Leopardi: prenderci per mano e marciare.
Antifascismo e libertà, eguaglianza, giustizia sociale, libertà, è questo il mondo che sognamo e che sognavano i Matteotti, i Pertini, i Rosselli, i Gramsci, i Nenni, i Saragat, i Berlinguer, i La Malfa, i Calogero, i Capitini, i Garosci, i Craxi, i Treves, i Turati, i Basso, la Luxembourg, la Kuliscioff, la Aglietta, la Adele Faccio, la Maria Teresa Di Lascia. Molti di loro hanno passato tanti anni delle loro vite nelle carceri italiane e europee per regalarci la libertà dall’oppressore. “Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri – scriveva Voltaire – poiché è da essi che si misura il grado di civiltà di una nazione”. Vero. Ed è anche vero che molte carceri italiane sono disumane. Dobbiamo tornare a visitare le carceri, gli ospedali psichiatrici, a Basaglia, a Erich Fromm, a stare sulla strada, anche sulle “cattive strade” di De Andrè, perché da lì si ricomincia. Lì, nella sofferenza, si incontra l’umanità, lì ci si riconosce nella diversità. Lì, nella condivisione e nella simpatia, l’Altro non fa più paura ma si mostra come Altro-da-Sé che è parte del Sé, parte di noi.
Bisogna ridare valore all’idea della fratellanza, della sorellanza, come nuova cittadinanza: “ti hanno chiamato frocio, drogato, puttana, per noi radicali sei cittadino, cittadina italiana”, diceva Marco Pannella, liberale di sinistra, negli Anni ’70. Altro che clandestino. Altro che reato di clandestinità. Siamo tutti clandestini. Siamo tutti figli di migranti. Sinistra è libertà. Viva il Socialismo libertario, alla Guccini, siamo convinti come il cantautore modenese che “gli anarchici li han sempre bastonati e il libertario è sempre controllato dal clero e dallo Stato”. Ma la vita va avanti, la ruota della Storia gira e corre corre la Locomotiva e che “ci giunga un giorno ancora la notizia di una locomotiva come una cosa viva lanciata a bomba contro l’ingiustizia”.
Allora, quale Pantheon di soubrette televisive e di politici americani vi serve – signori della sinistra, potenti del PD e del PRC, PDCI, IDV? La nostra storia è già tutta lì, basta ritornare a quelle radici umane e politiche e ripartire, rifondare, ricostruire un partito nuovo e unito: socialista, repubblicano, democratico, radicale e di lotta, di alternativa a questa società.
Bisogna osare ed essere generosi. Ci vuole una riscossa repubblicana. Ci vuole passione civile, noi stiamo con chi ci crede, con chi si batte, lotta e progetta un’altra Italia, più civile, onesta, pulita, equa, solidale, laica, repubblicana, ecologista, socialista. Libera dalle mafie. Libera dai nuovi padroni del vapore. Ripartire da Genova (1892), da Livorno (1921), chiamare a raccolta tutti i compagni e gli amici: Vendola, Ferrero, Bertinotti, D’Alema, Fassino, Occhetto, Prodi, Veltroni, Bobo Craxi, Boselli, Bonino, Di Pietro, Boato, Francescato, Cacciari, Prodi e Rutelli. Costruire subito un nuovo partito Socialista e Democratico e Ecologista Italiano.
E’ urgente. E’ necessario. E’ utile all’Italia che verrà.

Massimiliano Marena (Milano, 13 giugno 2009)
Fiocco rosa, è nata Zoe!
Dieci giorni fa, in un bel pomeriggio di primavera, è nata la nostra piccola, adorata e tanto attesa Zoe! Sono 3,7 chilogrammi di ciccia e tenerezza, è latte e amore, nanna e coccole, cacca e odorini. E’ già un amore immenso, nuovo, infinito. E’ gioia e sudore, responsabilità e felicità. Un’emozione intensissima, pesante e fiera, unica, che auguro di cuore a tutti voi. Buona vita a Zoe e a tutti voi. Ciao.

M.
La vita, i figli, l’online
Ci sono ancora. Scrivo poco, leggo qualcosa di più. Ma soprattutto sono in attesa. Tra pochi giorni, settimana più settimana meno, nascerà la nostra seconda figlia. Siamo ansiosi e incantati, attendiamo la sorellina di Camilla, che oggi ha 5 anni e freme ancora più agitata di noi.
Questa è forse la ragione principale della mia “assenza” dal blog. Un blog al quale sono abbastanza affezionato, comunque. Un blog sul quale, volutamente, mai ho parlato di mia figlia. Un velo di pudore, una sorta di piccola “difesa” del privato che credo manterrò anche di fronte a questa nuova nascita. Non per moralismo, ma preferisco tenere fuori dalla “vita online” chi ancora sta imparando a camminare nella vita reale.
Un caro abbraccio a chi passa di qui.
M.
Il pane e le rose
«Il socialismo è pane e rose, il necessario e il superfluo, una società dove si mangia meglio e di più, dove si lavora meglio e di meno, ma anche una società dove si è più felici, realizzati, liberi». (Karl Marx)

Il così detto bene e la violenza degli integralisti
A margine di una discussione appena avuta con mia madre e mia moglie a proposito del caso di Eluana Englaro e di tutte quelle tematiche tipo eutanasia, aborto, testamento biologico, divorzio, insomma le libertà delle persone, i così detti diritti civili, e i divieti del clero che sempre più spesso, soprattutto da quando c’è questo papa Benedetto XVI, tendono a negarli, propongo una serie di riflessioni alle quali mi sono avvicinato in questi tempi:
- c’è una frase molto bella di Kazantzakis – che ho stampata su una t-shirt compratami in Grecia anni fa da mio padre – che recita così: “Non ho paura di niente. Non spero in niente. Sono libero“. Il verso del poeta cretese sostanzialmente rivendica il coraggio e anche il nichilismo dell’uomo e della donna liberi. Ecco, già questo alle Chiese non va. Il nichilismo, secondo questo Papa, in quanto assenza di credo, mancanza di fiducia nei messaggi salvifici, non è accettabile. Il nichilismo è alla base, secondo i cattolici, dei malesseri dei nostri giovani. Quindi secondo loro, noi non siamo liberi di non avere dei, totem, idola da adorare. Il vuoto, il nulla, quei fantastici spazi di aria tanto agognati da certe dottrine della meditazione orientale vanno, secondo loro, riempiti di credenze, di divieti, di superstizioni. Il vuoto è terrificante da accettare per la mentalità del prete, della suora. Loro devono sempre dirti cosa è giusto e cosa è sbagliato. Loro sono i depositari della Verità e tu non sei libero di non credere. Tu devi avere timore di Dio. Tu devi credere e avere fiducia in Dio. Ecco la prima violenza che gli integralisti di ogni fede, con la scusa di fare il nostro bene, esercitano sulle coscienze delle persone.
- spesso, quando si parla di casi come quello della povera Eluana, viene fuori che in Italia l’85% delle persone ha una amica o un parente che, in situazione analoga, è stato lasciato morire, fatto morire, facilitato a non soffrire, accompaganato a morire. In pratica si fa, ma non si dice. Lo staccare la spina, il ridurre le cure, il sospendere i farmaci, nel silenzio e nell’ipocrisia favorite e care alla mentalità clericale avviene, succede, ma l’Italia clericale non vuole che una legge espliciti, regolamenti, renda accessibile la pratica della “dolce morte”. A Gad Lerner che chiedeva di esser lasciato morire in un caso analogo a quello di Eluana Englaro, i filosofi e i moralisti cattolici rispondevano che no, che lui non era libero di disporre di queste cose. Quindi per loro, noi non siamo liberi di decidere della nostra vita e della nostra morte. Per loro la Vita è sacra. E’ talmente sacra che ce la impongono – contro la nostra libera volontà – intubandoci, costringendoci per decenni nelle celle, nei letti degli ospedali, attaccati ai macchinari, con l’accanimento imposto da loro, con le sonde, con l’alimentazione forzata, pur di tenere in vita, per ideologia integralista, dei vegetali non più senzienti, non più umani. Lo fanno perché loro, pensando di essere nel Vero e nel Giusto, ci impongono la Vita. A tutti i costi. Senza preoccuparsi di infliggere una sofferenza estrema a corpi disfatti da decenni di dolore. A loro interessa la coerenza della loro ideologia, non la vita e la sofferenza del malato. Ecco la seconda violenza che gli integralisti di ogni fede, con la scusa di fare il nostro bene, esercitano sulle coscienze delle persone.
- c’è poi in queste questioni una forma di ipocrisia più sottile e più crudele, non meno perversa, che ha a che fare con lo status economico delle persone. Mi riferisco al fatto che, come prima del 1974 le donne ricche andavano ad abortire clandestinamente e a caro prezzo nelle cliniche della libera Svizzera, così oggi si dice: ma il signor Englaro non poteva portarla in Svizzera la figlia e risolvere la questione così, all’italiana? Invece io mi chiedo: perché noi italiani, anziché continuare a servirci della clinica della libera Svizzera per risolvere i problemi della vita e della morte, non ci dotiamo delle libere leggi come quelle vigenti in Svizzera? Se là servono, funzionano e sono utili, perché non dovremmo adottarle in Italia? Perché solo i ricchi e quelli a conoscenza debbono espatriare per essere liberi di esercitare i propri diritti e noi qui nel nostro Paese dobbiamo continuare a vivere nella barbarie dell’assenza di libertà? A chi conviene tutto ciò? Ancora una volta la loro ipocrisia ci impone di vivere sotto il giogo della loro santa Inquisizione, in un Paese di Controriforma, mentre paesi Riformati come la Svizzera o gli Usa hanno queste libertà di poter disporre del proprio corpo, della propria salute. Ecco la terza violenza che gli integralisti di ogni fede, con la scusa di fare il nostro bene, esercitano sulle coscienze delle persone e sui portafogli delle persone, così che solamente i ricchi, e di nascosto, potranno morire, abortire, o drogarsi all’estero e negli Stati liberi che non sono schiacciati dai divieti clericali.
- Un’ultima, amarissima riflessione. Da quando siede sul trono di san Pietro, questo papa Benedetto XVI ha offeso i gay, le lesbiche e gli omosessuali negando loro il diritto a farsi famiglia e sposarsi; ha offeso e denigrato i conviventi eterosessuali non uniti in matrimonio dicendo che erano come dei pedofili pericolosi per i loro figli; ha sostenuto, diffondendo ignoranza e superstizione antiscientifica, che la pillola contraccettiva anticoncezionale inquina il mondo; ha vietato l’utilizzo di embrioni per la ricerca scientifica contro le malattie degenerative; ha accusato il padre di una ragazza senza vita da 17 anni, un avvocato laico, umano e coraggioso, di essere il “boia, l’assassino della propria figlia“. Questo è l’attuale monarca della Chiesa Cattolica, una persona profondamente illiberale, profondamente contraria all’umanitarismo civile e degno di questo nome. E la violenza di questa Chiesa è ancora più grande, tanto più forte è la sua convinzione di agire per il Bene, presunto e imposto, di tutti noi. Diffidate da chi, in nome del vostro bene e della vostra felicità, vi impone la propria ricetta infallibile.
Prima o poi, anche in Italia, a tutto questa violenza bisognerà reagire. Con la forza della calma, della ragionevolezza, della nonviolenza. All’integralismo dei preti e dei mullah, dei pastori e dei rabbini, dei religiosi di tutte le chiese, bisognerà rispondere con la rivendicazione e la costruzione e la difesa di quella statua della libertà individuale che alberga in ciascuno di noi e che solo a noi spetta difendere. Perché non c’è violenza maggiore che quella di non rispettare l’autonomia delle persone sulle questioni della propria esistenza. Prima di essere cattolici, musulmani, ebrei, protestanti, comunisti, fascisti, socialisti, bisognerebbe lasciare che tutti siano liberi di scegliere la propria etica e il proprio modo di vivere, e di morire. C’è una premessa liberale, un accordo sul metodo di fondo, oltre che nel merito, che viene negato a chi non accetta la loro morale. Se tu non condividi il Bene, la Vita, la Felicità che le loro Scritture hanno creato per te, allora loro non ti lasciano la libertà di essere altro.
E allora, contro i divieti di ogni sorta, contro il Vaticano, contro i Talebani, secondo lo slogan “No Vatican, No Taliban“, io dico e rispondo alla loro violenza clericale: Viva la libertà del singolo, viva la libertà di coscienza, viva l’autonomia dell’individuo, viva la libera scelta in libera società, in libero Stato.
Per una nuova Sinista: laica, socialista, ecologista
Dopo lo scempio della legge Veltrusconi che ha tagliato la rappresentanza al Parlamento europeo a tanti partiti storici della Sinistra e del Centro attraverso la soglia di sbarramento al 4%, ci siamo indignati in molti. Dalle colonne dell’ottima Unità di Concita De Gregorio ho voluto dare anch’io la mia versione:
“Con questo accordo, Berlusconi e Veltroni affossano le tradizioni politiche europee: PSE, ELDR, VERDI, SINISTRA EUROPEA. Infatti i Berluscones andranno nel PPE e i Veltronians non si sa dove, forse creeranno un nuovo gruppo al Parlamento Europeo. E’ un peccato che un cittadino italiano non possa più votare per i partiti presenti negli altri Paesi europei e cioè: socialisti, verdi, comunisti, liberali, radicali. Meditate gente, meditate. I nuovi “Padroni del vapore” del PD e PDL ci tolgono un mondo di ideee, un patrimonio di valori. Ci vogliono omologati alla pseudodemocrazia bipolare. Ammazzano le nobili culture politiche dell’Ottocento, ma loro non sanno quello che fanno. Sono servi del Potere. Hanno perso ogni genere di idealità politica e per questo i giovani non sono coinvolti. Il PD è una nuova Democrazia Cristiana. Io, se ci sarà, voterò una lista di Sinistra. Socialista, ecologista e laica, possibilmente.”

Adesso dobbiamo unirci: verdi, socialisti, laici, sinistra democratica, rifondazione per la sinistra, libertari di tutta Italia, e pensare che uniti supereremo gli sbarramenti elettorali e potremo portare aria nuova nella società e nel Parlamento europeo. A Milano, poi, si vota anche per la Provincia e il buon Penati ha fatto bene, va rieletto e sostenuto! Le elezioni si terranno il 6 e 7 giugno 2009, il tempo per fare un buon lavoro c’è, forza ragazzi!
Ecco una serie di siti di partiti e movimenti che condividono queste idee, li consiglio per approfondire: http://www.sinistra-democratica.it/ http://www.partitosocialista.it/http://www.associazioneperlasinistra.it/ http://www.radicalidisinistra.it/2008/ http://www.legambiente.eu/index.php http://www.rifondazioneperlasinistra.it/ http://www.verdi.it/apps/presentazione.php?pagina=verdisulweb http://www.radicalsocialismo.it/index.php
Il soffio vitale
Esistere equivale a mutare,
mutare a maturarsi,
e maturarsi a crearsi da se stessi, indefinitamente.
(Henry Bergson)
In difesa della scuola pubblica
Tapis-à-porter, una mostra di Paola A.
Martedì sera, inaugurazione della mostra Tapis-à-porter di Paola Anziché, la nostra amica che ha realizzato, alla Fabbrica del Vapore di via Procaccini, una bellissima performance con quattro ballerine che giocavano e creavano forme con i tappeti colorati realizzati da Paola. Durante la performance le danzatrici “hanno vestito” alcuni tappeti – creazioni dell’artista – generando molteplici geometrie e un dialogo fra il loro corpo e gli oggetti.
“Il tappeto – scrive l’artista – offre un piano di lavoro dinamico e concreto. Può rappresentare un pavimento mobile, trasformabile, in grado di creare diverse forme di spazio sia orizzontali che verticali. Evidenzia una possibile linea di separazione, ma anche di relazione, fra noi e il suolo, e soprattutto fra noi e l’ambiente circostante. In quanto porzione delimitata di spazio, il tappeto diventa metafora concreta dell’idea di territorio, nonché simbolo del viaggio, della transizione e del nomadismo. Ecco emergere le sue molte funzioni: lo si veste, lo si usa come protezione e come costruzione leggera e temporanea”. C’era una bella folla, circa duecento persone, è stata l’occasione anche per rivedere il grandissimo Franz Bernardelli, sempre in forma e attivissimo sulla scena dell’arte comteporanea giovanile, curatore di mostre nonché compagno di Paola. Nello spazio espositivo rimarranno un’installazione composta da quattro tappeti, sessanta fotografie e documentazione delle altre performances di Paola: Flash out (2008), The functional fake objects (2007), Scatole (2007). Se passate di là, fateci un salto, allo spazio Careof fino al 7 febbraio. Complimenti, Paola, alla prossima! A nuoto, d’inverno, nel Naviglio

Ieri mattina, in pieno inverno a Milano, nel Naviglio Grande, un centinaio di “arditi” in costume nero Anni ’50, organizzati dalla storica Canottieri Olona (ci andavo a nuotare da piccolo!) si sono tuffati nelle acque gelide del canale e lo hanno attraversato a rana, farfalla e stile libero per risalire – infreddoliti, ma soddisfatti della loro eroica impresa – sull’altra sponda. A vederli eravamo in tanti, io, Cri, Cami, e il babbo confusi nella folla assiepata ai bordi del Naviglio e sopra il ponte di San Cristoforo (ma come ha fatto a non crollare con tutta quella gente sopra?) ci siamo goduti lo spettacolo, tutto sommato divertente! Come dire, popolare, un poco circense, un poco destrorso, ma anche goliardico e comunque originale. Alla fine a questo genere di manifestazioni si incontra sempre gente abbastanza simpatica. 
I miei 40 anni
Allora ce l’ho fatta, lunedì 12 gennaio 2009 li ho compiuti, sono ancora qui, vivo e lotto insieme a voi. Sono ufficialmente entrato nel club degli -anta, tagliando la fatidica soglia dei mie primi 40 anni. Ho festeggiato sabato sera a casa con un party in stile mareniano, mangereccio e soprattutto alcolico, dei 25 invitati molti hanno dato forfait, alla fine eravamo in 12 e devo dire che siamo andati benone, il problema piuttosto è sorto nei giorni dopo, quando un virus gastroenterico ha lasciato a letto, se non sulla tazza, ben 7 dei partecipanti, comprese le due donne incinta della serata… fioccano le mail di racconti surreali tra il Bukowskiano e il Fantozziano andante… cose che capitano, ahimè, in questa Milano ancora molto fredda, con la neve sporca e ghiacciata ammucchiata sui marciapiedi. Poi domenica ho festeggiato da mia madre con un esercito di piccole donne in crescita, nate, nasciture, figlie e nipoti, insomma ero in un gineceo! Lunedì, dopo aver assistito la povera Cri in preda al virus sopra citato, ho brindato ai 40 con i colleghi della redazione in ufficio e adesso, già che ci sono, allego qualche foto ricordo. Abbracci.




Con questo mio video su You Tube vi auguro Buon 2009
Sono finito su You Tube! Un video spiritoso, mentre cerco di spiegare ai giovani colleghi i rudimenti della camminata nel Tai Chi Chuan, solo che la location non è adeguata, l’abito nemmeno e soprattutto il “monaco” (il sottoscritto) non sa ancora quasi niente delle forme Tai Chi… insomma, una “marenata” divertente per augurarvi buone feste e un felice anno nuovo. A risentirici nel 2009!
Milan-Inter 1-0: Ronaldinho
Quando scende in campo, Ronaldinho si porta dietro il leggio. Mentre gli altri si limitano a dare calci ad un pallone, lui, con voce flautata, si mette a declamare le liriche immortali di Giacomo Leopardi e Pablo Neruda. Quando gioca Ronaldinho tutto rimane sospeso, immobile, provvisorio. Il vento evita di muovere gli alberi ed i capelli, mentre l’altoparlante dello stadio diffonde nell’aria una musica celestiale. Quando gioca Ronaldinho persino i gabbiani arrivano dal mare e si posano leggeri sulle gradinate. Tutte le nuvole gravide di pioggia si allontanano velocemente. Come se non volessero disturbare lo spettacolo. Quando gioca Ronaldinho, con quel sorriso imperfetto ma contagioso, nessuno sente il brusio del pubblico pagante. Perché Ronaldo de Assis Moreira, cresciuto in cortili pieni di sole, coriandoli e miseria, è il promo più riuscito del gioco del calcio.
Una canzone per il 2009
In questi giorni mi prende una certa malinconia, unita a un’altrettanto certa speranza. Vanno di pari passo e mi accompagnano, leggiadre. E’ in giornate come queste, di fine anno, che mi tornano in mente le canzoni sul tempo che passa, come questa poesia in versi di Francesco Guccini che vi dedico volentieri, e che ben fotografa il mio attuale stato d’animo: “diverso tutti gli anni e tutti gli anni uguale…”
La Canzone dei dodici mesi
Viene Gennaio silenzioso e lieve un fiume addormentato fra le cui rive giace come neve il mio corpo malato il mio corpo malato. Sono distese lungo la pianura bianche file di campi son come amanti dopo l’avventura neri alberi stanchi.Viene Febbraio, e il mondo è a capo chino ma nei convitti e in piazza lascia i dolori e vesti da Arlecchino il carnevale impazza. L’inverno è lungo ancora, ma nel cuore appare la speranza nei primi giorni di malato sole la primavera danza. Cantando Marzo porta le sue piogge la nebbia squarcia il velo porta la neve sciolta nelle rogge il riso del disgelo. Riempi il bicchiere, e con l’inverno butta la penitenza vana l’ala del tempo batte troppo in fretta la guardi, è già lontana. O giorni, o mesi, che andate sempre via; sempre simile a voi è questa vita mia; diverso tutti gli anni e tutti gli anni uguale, la mano di tarocchi che non sai mai giocare. Con giorni lunghi al sonno dedicati il dolce Aprile viene quali segreti scoprì in te il poeta che ti chiamò crudele. Ma nei tuoi giorni è bello addormentarsi dopo fatto l’amore come la terra dorme nella notte dopo un giorno di sole. Ben venga Maggio e il gonfalone amico ben venga primavera il nuovo amore getti via l’antico nell’ombra della sera. Ben venga Maggio, ben venga la rosa che è dei poeti il fiore mentre la canto con la mia chitarra brindo a Cenne e a Folgore. Giugno, che sei maturità dell’anno di te ringrazio Dio in un tuo giorno, sotto al sole caldo ci sono nato io; e con le messi che hai fra le tue mani ci porti il tuo tesoro con le tue spighe doni all’uomo il pane alle femmine l’oro. O giorni, o mesi, che andate sempre via; sempre simile a voi è questa vita mia; diverso tutti gli anni e tutti gli anni uguale, la mano di tarocchi che non sai mai giocare. Con giorni lunghi di colori chiari ecco Luglio il leone riposa e bevi, e il mondo attorno appare come in una visione. Non si lavora Agosto, nelle stanche tue lunghe oziose ore mai come adesso è bello inebriarsi di vino e di calore. Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull’età dopo l’estate porta il dono usato della perplessità. Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità. Non so se tutti hanno capito Ottobre la tua grande bellezza nei tini grassi come pance piene prepari mosto e ebbrezza. Lungo i miei monti, come uccelli tristi fuggono nubi pazze lungo i miei monti, colorati in rame fumano nubi basse. O giorni, o mesi, che andate sempre via; sempre simile a voi è questa vita mia; diverso tutti gli anni e tutti gli anni uguale, la mano di tarocchi che non sai mai giocare. Cala Novembre, e le inquietanti nebbie gravi coprono gli orti lungo i giardini consacrati al pianto si festeggiano i morti. Cade la pioggia, ed il tuo viso bagna di gocce di rugiada te pure, un giorno, cambierà la sorte in fango della strada. E mi addormento come in un letargo Dicembre, alle tue porte lungo i tuoi giorni con la mente spargo tristi semi di morte. Uomini e cose lasciano per terra esili ombre pigre ma nei tuoi giorni, dai profeti detti nasce Cristo la tigre. O giorni, o mesi, che andate sempre via; sempre simile a voi è questa vita mia; diverso tutti gli anni e tutti gli anni uguale, la mano di tarocchi che non sai mai giocare. (Francesco Guccini)
Guccini, amici e cotechini
Non è stato un gran bel novembre per la mia salute: acciacchi e malanni hanno funestato il mio corpo quasi 40enne, ma in compenso si son fatti risentire i colleghi-amici giornalisti, con l’Elvira siamo andati al concerto di Guccini che avevamo già visto insieme nel 2001.
E il Guccio non ci ha delusi, anche se quelsta volta al Forum di Assago abbiamo saputo che prima di salire sul palco si era mangiato dei fantastici cotechini nel backstage con la sua band e quando ha iniziato a suonare con la bottiglia di vino rosato alle spalle era bello cotto… ha parlato un casino infatti… comunque è stato bello, il solito rito con il pugno chiuso, la Locomotiva in chiusura, che insomma eravamo più di 12.000 persone per tre generazioni 20-40-60 anni e l’effetto finale è stato più che buono. Elvis sta in forma, lei è una giornalista di razza, mi piace come le piace quello che fa. Poi ho rivisto Sofia, sempre un po’ trafelata e di passaggio per Milano e, dopo mesi che non la vedevo, abbiam passato una bella serata con la Vale: siamo andati a cena in un nuovo ristorante taiwanese dalle parti della Centrale che è veramente notevole. Si chiama Taiwan (via Adda, 10): il più originale dei cinesi a Milano. Si ispira alla gastronomia taiwanese, almeno in parte. In carta non c’è quasi niente dei soliti piatti. Al posto dell’involtino primavera ce n’è uno taiwanese, leggerissimo. I ravioli vari sono anche qui di casa, e per sottolinearlo li preparano dandogli una forma molto diversa dal solito. Gustosa, d’antipasto, la piccante e agliata insalata di trippa. La lista non è mostruosamente ampia, ma ci sono buone paste in salsa di sesamo, stufato di manzo con rape cinesi, maiale alla piastra con melanzane. Insomma ci siamo strafogati con Cri, Vale e c’era pure la Cami che ha retto le “ore piccole”! C’è stata anche una bella cena da Giulia e Massimo con Silvia e Francesca e anche lì non sono mancate le novità: una, piccola, ma che crescerà, la portavamo noi, e speriamo che tutto proceda per il meglio… Ora già incombe il Natale con i suoi “obblighi di presenza”, l’incubo dei regali credo che lo risolverò con largo anticipo, nella speranza di sottrarmi – come ogni anno – alla macchina stritolatutto dei regali. Ieri qui ha nevicato e un po’ di bianco sul grigio della nostra inquinata città non guasta mai.
Obama e il razzismo (in)visibile di un Paese che invecchia
Mercoledì 5 novembre mi sono svegliato alle 5.30 e ricordandomi delle presidenziali Usa ho acceso la tv. Il Vespone era cotto di sonno e sul più bello, alle 6, quando c’era il collegamento dal milione di persone in festa per Obama da Chicago, gli è saltato l’audio: non si sentiva niente, l’inviata Maggioni di Rai Uno in panico, Vespone sudava sette camicie, ma ormai era chiaro che anche stavolta aveva perso la sua corsa presidenziale all’audience con il solito, efficacissimo ex “mitraglia” Chicco Mentana, di Canale 5. In effetti il più esperto telegiornalista in nottate elettorali alle 5.45 aveva già il primo piano sul palco, l’audio e un buon traduttore all’opera. A Rai Uno invece, la Maggioni annaspava senza distinguere un predicatore wasp da una cantante gospel. Ma comunque poi è salito sul palco la rockstar Barack Obama con tutta la famiglia al completo e vuoi quella retorica, vuoi la gioia per la fine dell’era Bush, vuoi vedere il reverendo Jesse Jackson in lacrime, vuoi che ho sentito uno che a suo modo ci crede in quello che sta dicendo, che alla fine mi sono commosso anch’io con la storia della signora nera che a 106 anni è andata a votarlo dopo una vita di lotta e sopportazione di pregiudizi e offese razziste.
Insomma, una gran bella vittoria. Epocale. Democratica al 66% dei votanti, tanti per loro. Generazionale. Antropologica. Condivisa. Che va oltre il semplice risultato delle urne. Interclassista. La vittoria di un presidente nero, afroamericano, votato dai giovani, dalla middle class ispano-americana, e dalla East coast più snob e liberal, kennedyana. Mi ha dato speranza e ottimismo tutto ciò. Poi però durante la mia giornata italiana ne ho parlato con la gente, al bar, coi colleghi. E qualcosa (in peggio) è cambiato. Una signora mi fa: “ma sì, ma per me bianco o nero fa lo stesso”…. Una donna mi dice: “è come se da noi avessero eletto un terùn”… Una collega osserva, rispolverando la fisiognomica, che la moglie Mitchelle Obama “ha un profilo prognato e scimmiesco”… insomma se a tutti sti giudizi velatamente e esplicitamente razzisti aggiungo infine come chiosa la frase del nostro premier su Obama “abbronzatissimo” facciamo veramente una brutta figura. La figura del Paese che siamo, col presidente del Consiglio più vecchio d’Europa, eletto e amato da un’Italia invecchiata, furbetta, razzista, mai aperta al nuovo e allo straniero, ma sempre chiusa a riccio sui suoi difetti. Un’Italietta, ancora una volta, che non sa cogliere cosa significhi per il Kenya, per Nelson Mandela, per tutti i neri d’America e del mondo, e anche per tutta l’America latina, l’elezione di questo Presidente. Mi sa che il nostro è ormai solo un Paese di vecchi, di pessimisti, chiusi al cambiamento e al libero movimento delle idee e delle persone.
Blog, social network, lifestreaming…
Cari amici blogger, caro Ozios, qui la musica sta cambiando. Ho come l’impressione che questo blog sia già nato vecchio, come il sottoscritto d’altronde, nel senso che viene scavalcato da Youtube, Myspace, Facebook che è la vera nuova mania di tutti (da me in ufficio in un mese si sono iscritti il 40% dei colleghi), da Plaxo, da Twitter, da Flickr, da Skype, da Lastfm. I blog, siti personali che secondo me hanno il pregio di avere un qualcosa di nostro, un barlume di creatività, che ondeggiano tra il newspaper e il diario delle nostre vite, insomma i cari “vecchi” blog mi sa che segnano il passo. Si va verso il lifestreaming, la nostra vita perennemente esposta e inserita nel flusso costante digitale: Friendfeed tiene traccia pubblica di tutti i nostri passaggi in rete. Articoli, mail, video, foto, dire a tutti cosa sto facendo mentre lo sto facendo: è questa la second life digitale che si sovrappone alla vita reale, corporea? O non è forse mitomania di anime sole? Sovraesposizione mediatica di chi si sente mancare il palcoscenico sotto i piedi e vuole diventare star della rete? Certo che produrre, votare, segnalare contenuti in rete sta diventando, per molti, un mestiere, anche redditizio per i più furbi. Io vorrei riflettere su due aspetti: tutta questa iper-comunicazione e i mezzi che da 20 anni ormai la accompagnano hanno le caratteristiche della velocità e della superficialità. Quindi il rischio è che uno si scordi che dietro il video della Rita Levi Montalcini ci sono 100 anni di studi mentre dietro il discorso di una studentessa di fisica su Youtube magari c’è solo un diploma di liceo scientifico e i primi esami all’Università. Siamo tutti sullo stesso piano, cioè sulla stessa piattaforma web, e questo può sembrare bello e democratico alle “anime belle del web“, ma rischiamo di scordarci le differenze profonde, culturali, sociali, economiche che stanno dietro lo schermo dei nostri pc. Infine un’ultima considerazione: sono affezionato a una certa idea “artistica” del blog dove io e voi siamo gli artisti, i pittori di un quadro cangiante e in movimento. Ma questo blog “sivivedidanze”, come il simpatico blog di Claudia (lo trovate nel mio profilo tra gli amici), vuole continuare a essere “il riposo del guerriero”, ovvero un’oasi di relax, di pace, di cazzeggio libero e disinteressato. Non lo aggiorno di continuo perché non ce la farei mai. E anche perché sono sul web ma vi cerco il suo opposto: ritmi lenti, fasi della luna, volti nascosti, verità velate, nebbie… Lentezza, profondità, bellezza, di questo sento di avere bisogno in questo periodo della mia vita, mentre tutto mi brulica intorno, per non affogare nella società liquida ben descritta da Zygmunt Bauman: una società digitale senza relazioni vere, astratta, di uomini e donne soli. Detto e scritto tutto ciò, credo che comunque prima o poi sbarcherò anch’io su Facebook, perché al di là di tutte le mie critiche ha un aspetto che è veramente bello: ricontattare persone che non si vedono più da 10 o da 20 anni!
P.S. mi dicono che la CIA abbia il 20% delle azioni di Facebook… uno strumento in più per orientare i consumi?
P.P.S. E’ uscito il nuovo libro di Bauman e già dal titolo la dice lunga: Consumo, dunque sono… (http://www.ibs.it/code/9788842084440/bauman-zygmunt/consumo-dunque-sono.html) mi sa che gli darò un’occhiata…
Ornella Vanoni a Milano
Ieri sera con Cri e Gabri in piazza Duomo a sentire una vecchia indomita Ornella Vanoni, 50 anni di carriere, 74 anni e non sentirli, aria fresca autunnale, lei ancora calda, empatica, dialogante, generosa col pubblico. Ha scaldato un po’ il cuore dei milanesi a suon di canzoni e piazza Duomo ieri sera sembrava tutta più bella. Grazie a Ornella.
Mi sono dato al Tai Chi Chuan
La storia della voglia di Oriente si è poi conclusa, anzi è appena incominciata, con un bel corso di Tai Chi Chuan al quale mi sono iscritto cercandolo ovviamente sul web: praticamente vado una volta a settimana a praticare quest’antica arte marziale cinese seguendo il maestro Domenico (milanesissimo!), vestito di nero con giacchetta cino d’ordinanza e siamo in quattro allievi e insomma mi piace, si fanno movimenti lenti e armoniosi, si cerca di trovare l’equilibrio, di imparare la forma, di ripetere le sequenze di movimenti con braccia, gambe, ginocchia e piegamenti vari. Pausa con the bianco e biscotti di riso, poi si ricomincia con esercizi di Qi Gong e respirazione, tra sbadigli di rilassamento e prove di difesa al rallentatore. Piano piano sto entrando nello spirito di questa disciplina e non è niente male. Spero di impararla bene e mi piacerebbe tipo tra un anno o due saperla praticare nei giardini e nei boschi – come fanno in Cina – in piena armonia con la natura.

Marco e Barbara, un matrimonio col botto
Questo week end con la Cri siamo stati al matrimonio di Marco e Barbara, amici carissimi e di vecchia data, lui nato a Monza e lei a Vienna, che si sono conosciuti anni fa a Parigi e che convivono felicemente da anni ad Amsterdam. Le nozze le hanno organizzate in Austria, nella Stiria, la zona di Graz e dintorni, così da Milano abbiamo varcato il confine a Tarvisio per raggiungere gli sposi e gli altri amici e parenti arrivati lì da tutta Europa. Eravamo penso all’incirca 150 invitati. Venerdì ci siamo presentati alla pasticceria della famiglia di Barbara a Graz vicino Schillerplatz (http://www.konditorei-philipp.at) che è stata il fulcro dell’organizzazione per chi arrivava e veniva da lontano: dolci austriaci fantastici e Sacher torte di rito per cominciare, l’aria era frizzante e fresca, abbiamo fatto un bel giretto col curatore e critico d’arte Francesco Bernardelli (i suoi libri sono questi: http://www.ibs.it/libri/Bernardelli+Francesco/libri.html) che era salito da Milano con noi, poi subito la prima sera siamo finiti con gli sposi e una ventina di amici a mangiare delle grandi fette di arrosti, bolliti e gnocconi tipo canederli in stile austro-ungarico. Il mattino dopo, sabato 20 settembre, con Cri abbiamo assaporato il gusto di una camminata sulle colline della Stiria, molto dolci e lineari, ricchissime di campi di pannocchie, di alberi di mele rosse e di terreni pieni di zucche belle arancioni. Eravamo a Markt Hartmannsdorf, un piccolo paesino a 40 km da Graz e da lì, con Carlo e Alessandra, abbiamo raggiunto il castello di Schloss Kornberg (http://www.schlosskornberg.at/english/aristo/faristo.htm) dove si sono tenute le nozze in grande stile. Marco e Barbara erano impeccabili, lui con una specie di tight similtirolese, lei molto Marylin in bianco con velo lungo,
il sindaco li ha redarguiti moralmente su quel che stavano facendo, ma il loro “Ja” e il “Sì” è stato sicuro e senza tentennamenti. La testimone Miléne, franco caraibica e affascinante, ha ammaliato tutti i presenti raccontando l’incontro degli sposi nella “sua” Parigi. Bello e commovente.
Poi è iniziato di tutto: giochi di squadra e divisi in gruppo nei quali abbiamo cucinato budini, dipinto calendari, ritratto gli sposi, imparato il walzer, cantato i Beatles, risposto a questionari, finché non siamo andati tutti a cena in una grande sala con appesi gli stendardi del luogo, il pavimento in cotto, le portate di gnocchi, di arrosto, le soupe di zucca, l’immancabile torta degli sposi Sacher e non solo.
Prima della fine della cena siamo usciti tutti in giardino perché ci sono stati degli splendidi fuochi d’artificio organizzati a sorpresa per gli sposi.
A seguire, nella sala della cena si sono aperte le danze, austro-ungariche e non solo, c’è stata anche una parentesi sudamericana con due brave ballerine brasiliane, poi Marco ha cantato per Barbara “Good life”, “Night and day”, “Lo mas que quiero” e “Che sarà”. Il ballo della quadriglia austriaco ha riportato tutti nell’atmosfera del posto e altri classici hanno chiuso questa prima fase delle danze. Eh sì, perché verso l’una e mezza di notte ci siamo spostati in un’altra ala del castello dove si sono riaperte le danze, più moderne e anni ’90, con i più resistenti e scatenati tra gli invitati che ballavano a più non posso. Io e Cri alle 3.30 abbiamo dato forfait, felici e stanchi abbiamo salutato gli sposi e gli amici per andare a ronfare alla mitica Gasthof-pension Gruber ( http://www.gasthof-gruber.at/) dove siamo arrivati che eran quasi le quattro di mattina. L’indomani, colazione con gli amici parigini degli sposi, un saluto agli austriaci, italiani e olandesi che si risvegliavano e poi con Carlo siamo tornati allegramente a Milano, pardòn, Mailand, a sette ore di macchina dalle colline di Graz. Insomma, una gran bella festa di nozze, un abbraccio a Marco e Barbara e che tutti questi botti e festeggiamenti gli portino bene!
Patmos. E ancora una gran voglia di Oriente
Scusate la lunga assenza. Allora come sono andate queste calde settimane di agosto? Come butta la ripresa della routine settembrina? Noi abbiamo trascorso due bellissime settimane a Patmos, l’isola famosa per il monastero di San Giovanni e per la grotta dove si dice abbia avuto la visione dell’Apocalisse
http://www.turismoingrecia.it/vacanze/Astypalea_Patmos/Patmos.htm), è un’isola greca del Dodecanneso , un vero incanto, con qualche gita anche a Lipsi, piccolo gioiellino elitario, di rara bellezza, scovato principalmente dai turisti milanesi affezionati che ci tornano spesso 
e transitando da Kos che invece è la più turistica di queste isole, una “Rimini sull’Egeo” l’ha definita un italiano un po’ snob che passava di lì, anche se lì in effetti fanno di tutto per compiacere il turista inglese tipo hooligan, della serie bianco e molliccio, testa biondo rasata, panzona, tatuaggi, volo charter dall’Old Trafford di Manchester – pizza, birrona, french fries – maxischermo su Premier League o Bejing 2008 tanto fa lo stesso basta che sia sport in pay per view, e il mare manco dipinto che lo guardo… (che tristezza!). Be’, insomma, dopo tutta quella luce e quel sole, quel mare azzurro verde blu, siamo tornati in Italia e ora si ricomincia con il lavoro, l’asilo della Nani, i corsi, i giardini… ma c’è ancora un grosso desiderio di ricerca e di fuga, di spiritualità e di misticismo, come se davvero questa vita, questo consumismo, questa organizzazione del tempo non mi andassero più. 
La traduco in una generica “voglia di Oriente“: metteteci dentro tutto, dalle arti marziali alle Olimpiadi di Pechino, dalla voglia di imparare il giapponese al desiderio di visitare Istanbul, insomma è un bisogno di capire di più, di meditare un po’, di staccare con questi ritmi frenetici che il sistema ci impone. E voi? Non vi prende anche a voi un po’ di questo spirito di dire: “fermi tutti, voglio scendere e guardare un po’ il mondo da un altro punto di vista”?
Gli sposi nipponici. Cronache dal Sol Levante
E’ tardi lo so, ma ve li racconto lo stesso questi quattordici giorni di nozze, viaggio, sushi e follie, amicizia, stupore ed entusiasmo che abbiamo vissuto in Giappone. E’ andato tutto molto bene, anzi benissimo. Partiamo dalle nozze, emozionanti e intense, a Osaka, al Consolato italiano, con Ciccio e Kahru fantastici e Kazu San pronto a immortalare ogni momento, le lacrime, la tensione, il “sì”… poi lo scambio delle fedi, le firme, la mail della zia Angela, i fiori, le foto al castello di Osaka, le telefonate in Italia… tutto bellissimo, con una grande cena di nozze a Kyoto secondo la tradizione nipponica in un fantastico rito nuziale…


E poi la passeggiata romantica per una Kyoto notturna e magica, con gli amici, per la via delle geishe intraviste nella loro strada di passaggio, le case di legno e pietra, fino al tempio shintoista illuminato come a Natale, arancione e con tutte le lampade accese quasi ad accoglierci… che festa!
Abbiamo concluso la serata con un mitico karaoke, al nono piano di un building costruito solo per cantare, con microfoni, video, testi e birre e cocktail che scorrevano a fiumi. Da ricordare le interpretazioni di Ciccio in versione Frank Sinatra, Natsumi e Kahru con la disco giapponese, io con “I was made for lovin’ you” dei Kiss dedicata alla mia sposa che, invece, si è lanciata su brani dei Beatles e di Lou Reed. Finale “gaio” con duetto alla Village People!

Il resto del viaggio, poi, è stato fantastico. Prima siamo stati a Tokyo, una città da girare sempre col naso all’insù rivolto ai grattacieli, tanti e bellissimi. Ogni quartiere di Tokyo è una nuova scoperta. Ginza è quello più ricco, dell’alta moda, di una pulizia impressionante: lì mentre cammini ti si affiancano lunghe auto luccicanti e silenziosissime, tipo Limousine, che nemmeno te ne accorgi. Le strade sono fatte di velluto, non di asfalto. Né ci sono cestini, ma nemmeno una cicca di sigaretta per terra. Un vero salotto urbano. Noi stavamo a Shimbashi dove si cammina tra i palazzi di vetro e alluminio, dentro gallerie trasparenti e sopraelevate sul resto del traffico. A Shibuya la sera è divertentissimo, sei in una enorme Times Square ma non c’è alcun pericolo! Lo percepisci, non solo a Tokyo ma in tutto il Giappone, questo fatto della sicurezza, dell’assenza di scippi, furti, criminalità urbana. Per noi è stato veramente rilassante. Giri tranquillissimo, impensabile in qualunque altra parte del mondo, no? Ad esempio per Tokyo la sera, incontri tante donne sole, ragazze dalle minigonne mozzafiato e dalle gambe scoperte che se ne vanno in giro da sole, senza alcun problema. Poi c’era questo quartiere di Omote Sando, divertentissimo, con tutti gli adolescenti coloratissimi e all’ultima moda, una gioventù che vive in tutt’altro mondo da quello degli impiegati che vedevamo al mattino, in metropolitana, andare al lavoro in giacca e cravatta e ventiquattrore. C’è proprio uno iato lì, ancora più forte e visibile che da noi, tra studio e lavoro, gioventù e età adulta. Insomma Tokyo è bellissima, merita, una metropoli da 35 milioni di abitanti che ti sconvolge con la sua adrenalina e anche per la sua efficientissima macchina organizzativa. Come tutto il Giappone, del resto.
Da Tokyo ci siamo spostati poi ad Hakone, località termale nelle verdi colline vicino al monte Fuj. Lì ce la siamo sciallata, tra honsen e piscine termali di tutti i tipi, pasti tradizionali e non, passeggiate nei boschi. Piovigginava, ma noi stavamo troppo bene. Dall’Italia le buone notizie dalla “Nani”, che ci mancava già un po’, ci confortavano. Così poi siamo arrivati a Kyoto, l’antica capitale, dove la famiglia Inokuchi ci ha accolto con degli splendidi kimono per l’estate, subito indossati e assai apprezzati! Lì ci siamo scatenati a visitare templi, pagode e luoghi religiosi buddisti e shintoisti, con Ciccio e famiglia alla passeggiata dei filosofi, a casa di Natsumi e Yamasaki, a fare una cena solo a base di pollo, in campagna in un bar caffe agrituristico tutto rigorosamentte “biologico”… insomma – grazie agli amici – non ci siamo fatti mancare niente di questa bellissima città, così diversa da Tokyo, più a dimensione d’uomo e più ricca di luoghi antichi. E così è stato bellissimo anche andare a Nara che, davvero, da sola, vale il prezzo del biglietto: templi enormi e antichissimi, cerbiatti che si aggirano tra i turisti e i luoghi sacri, Budda e Draghi guardiani del tempio altissimi e immensi tutti in legno. Uno spettacolo. Immenso. Intenso.

A questo punto ci siamo presi una pausa “misticheggiante” e abbiamo trascorso una giornata al Monte Koya, un posto sui monti a quattro ore da Kyoto dove ci sono i monaci buddisti della scuola Shingon: lì abbiamo pernottato in un loro monastero, dormito sui futon, mangiato rigorosamente vegetariano, e alla mattina alle 6 abbiamo assistito alla cerimonia buddista, tra incenso e mantra recitati dai monaci. Poi siamo tornati a Osaka, un’altra grande città, industriale, moderna e ricostruita dopo i bombardamenti americani del ’45, col suo castello simbolo e con la bella zona dei grattacieli dove appunto ci siamo sposati. Lì, con Kyoto a soli 15 minuti di treno iper veloce Shinkansen, l’orgoglio della precisione tecnologica giapponese, il nostro viaggio è terminato. Come? Inutile dirlo: con una splendida mangiata di sushi di tutti i tipi, al mercato del pesce di Osaka, da un mitico cuoco amico dei nostri amici che ha sfoderato tutta la sua arte culinaria per deliziarci con le sue prelibatezze. Ricci di mare, orata, branzino, melanzane, acciughe, fois gras su riso, sakè… ragazzi che favola!!!
Buon 25 Aprile, buona Liberazione a tutti

Ciao a tutti,
Il bersagliere ha cento penne e l’alpino ne ha una sola, il partigiano ne ha nessuna e sta sui monti a guerreggiar.Là sui monti vien giù la neve, la bufera dell’inverno, ma se venisse anche l’inferno il partigiano riman lassù.
Quando viene la notte scura tutti dormono alla pieve, ma camminando sopra la neve il partigiano scende in azion.
Quando poi ferito cade non piangetelo dentro al cuore, perché se libero un uomo muore che cosa importa di morir.
Zorba, the Greek
Zorba il Greco, un classico. Il polipo con le olive e l’Ouzo, da “Zorba the Greek” ad Antiparos, vicino al porticciolo, io, Frank e il Prof a banchettare, do you remember amigos?
Festa, brindisi, compleanni, amore…
Allora carissimi tutti, sivivedidanze ha compiuto un anno! ma solo in questi ultimi mesi comincia a farsi conoscere e a cercare nuovi e vecchi amici! Intanto qui è cominciata la sarabanda dei brindisi e delle bicchierate, in pieno stile sivivedidanze la partenza per il Giappone è imminente e qui si sprecano gli happy hour e gli aperitivi! Abbiamo iniziato con gli amici filoellenici da Esperides http://www.esperides.it/ a Milano e tra un moussaka e uno splendido vino bianco di Creta abbiamo alzato i calici e il gomito fino a tardi…
poi l’altra sera aperitivo da noi con parenti, bambine e anche lì l’ottimo bianco del Collio portato dai triestini… venerdì prossimo si replica con gli amici a casa nostra… insomma c’è un bel clima… vi voglio bene e vi dedico la splendida canzone dei CCCP Amandoti cantata da Gianna Nannini
Una canzone per tutti voi che mi state leggendo e che so amate ancora, malgrado tutto… viva l’amore! Amarti m’affatica mi svuota dentro Qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto Amarti m’affatica mi da’ malinconia Che vuoi farci è la vita E’ la vita, la mia Amami ancora fallo dolcemente Un anno un mese un’ora perdutamente Amarti mi consola le notti bianche Qualcosa che riempie vecchie storie fumanti Amarti mi consola mi da’ allegria Che vuoi farci è la vita E’ la vita, la mia Amami ancora fallo dolcemente Un anno un mese un’ora perdutamente Amami ancora fallo dolcemente Solo per un’ora perdutamente
Crisis? What crisis?
Ci risiamo. Crisi di governo, consultazioni, democristiani di centro, destra e sinistra che si muovono affannati alla ricerca delle cadreghe del sotto potere. Il sottobosco della politica italiana è in fermento, ci si agita perché le nuove elezioni in vista promettono nuovi posti, soldi da spartire. E, intanto, i nostri salari restano i più bassi d’Europa. Intanto, Napoli e provincia sono sommerse dai rifiuti e dalla monnezza per le strade. Ma, tranquilli… a Sanremo 2008, quest’anno, udite, udite, ci sarà ancora lui… l’immarcescibile Pippo Baudo!!! E allora, che problema c’è??? Viva l’Italia!!! Viva Baudo!!! Viva Sanremo!!! Dedicato a tutti voi, un grande Rino Gaetano, attualissimo (oggi più che mai!)
Manu Chao forever
Siamo tutti clandestini, correre è il nostro destino, peruviano, africano, Mano Negra clandestino. Perdido en el corazon de la grande Babylon.
Algerino Boliviano Nigeriano Argentino.
QUE LOS HERMANOS ESTAS UNIDOS, ESTA ES LA LEY PRIMARIA =
Giappone!

Io e Cri voliamo in Giappone! Un abbraccio a tutti!

Sayonara! Kisses from Tokyo, Kyoto, Osaka, Hakone!

Fiesta!
Che rumba, ragazzi!
Seratona indimenticabile quella di ieri, da quello che doveva essere uno spritz di saluti, un “ape” alla milanese, ne è venuta fuori una bella festa in grande stile come ai vecchi tempi, con Berlucchi, Pinot grigio, Bardolino rosso e chiaretto a fiumi, veramente strepitosi tutti gli amici e le amiche accorsi per festeggiare le nostre imminenti nozze nipponiche!! Presenti in sedici: Frank, Carlo, Sara, Manu, Francesca, Giulia, Massimo, Silvia, Fra, Roberto, Riccardo Magnac, Pierre, Romina, Anna, oltre ovviamente a me e Cri. Si è mangiato, bevuto, alzato i calici più volte e abbiamo ricevuto fantastici doni d’argento e digitali e cartacei!! Insomma, è stata proprio una bella festa, partita come aperitivo dalle 20 e terminata come mangia-e-bevi intorno alla 1.30, tra una chiacchera in balcone e un brindisi via l’altro. Tra gli argomenti di discussione “più gettonati”: l’età di Pierino Prati vecchia gloria rossonera, come si chiamino due persone nate lo stesso giorno dello stesso mese ma non dello stesso anno, sulla riscoperta delle proprietà della “canotta” bianca sotto la camicia, la rissa tra studenti del Carducci e del Settembrini, insomma di tutto di più, oltre ovviamente al viaggio in Giappone e ad altre mete tipo Istanbul, e la Grecia. Non siamo riusciti a capire, però, come si chiami quella specie di cotoletta milanese cucinata alla giapponese!!

Un abbraccio e un bacio a tutti i presenti di ieri sera da me e Cri. Un saluto anche a Marco, Barbara, Ciccio, Kaharu, Sofia, Vale, Alba, Crock, Mavì, Luciano, von Brick, Amanda, Gigi, Roberta, Esteban, Alessandra, Cristiana, Achille, Giò e la piccola Maeva che per vari impegni o per la distanza non sono potuti venire e magari leggono da lontano. Saluto ovviamente anche tutti gli amici, le amiche e i parenti che non ho contattato per motivi di tempo e di spazio, improvvisando e festeggiando qua e là.Viva la vida!
Elezioni Politiche 2008 – Un voto socialista, libertario e laico
Nella confusione di questa campagna elettorale falsamente postideologica e in verità propugnatrice di dogmi e certezze di varia natura riconducibili alle Verità date per scontate del capitalismo, della famiglia cattolica, del neofascismo, del clericalismo, del neocorporativismo, vi dirò che – pur con qualche dubbio – l’unico voto libero e laico che mi sembra si possa dare è quello al rinato Partito Socialista, con la speranza che Boselli e Bobo Caxi e Grillini e Angius vengano eletti e portino avanti anche in Italia una politica socialista, laburista, laica, repubblicana, libertaria alla Zapatero. In bocca al lupo, copains!

Elezioni, the days after…
Cari tutti, dopo la Waterloo della gauche italienne mi sono ammalato: tre, quattro giorni di influenza e tachipirina nei quali solo il web – oltre alle amate “nanine” – sembrava farmi compagnia e lenire le ferite per la scomparsa dal Parlamento italiano – dopo 116 anni di storia – del Partito Socialista e di tutti o quasi i partiti dell’Assemblea Costituente! Mi rendo conto di essere un po’ out, ma mi sembra che a nessuno gliene freghi una beatissima cippalippa di questa disfatta della Politica, a me invece fa una tristezza tremenda pensare che alla Camera e al Senato della nostra sputtanatissima Repubblica non siederanno più eletti dei Socialisti, Verdi, Comunisti, Repubblicani e Liberali. Non so, mi sembra grave per la democrazia italiana. Allora, c’è questo blog di Boselli www.enricoboselli.it, che vi consiglio, sul quale ho letto tanti commenti e ne ho lasciati due anch’io nei quali – tra le varie cose – scrivo:
… è andata molto male per noi e per tutta la sinistra in generale. Al momento non sappiamo se in Parlamento ci sia una sinistra, perché il PD per ora sembra più un partito democristiano e senza identità. Sarà dura riprendersi da questa batosta, ma credo che dovremo ripartire dal territorio, ricostruendo un movimento socialista a partire dalle realtà locali per tornare in Parlamento in futuro… ... penso che in futuro si debba lavorare ad aggregare un soggetto politico più ambizioso e un po’ più allargato della sola comunità socialista. Secondo me dovremmo pensare a una sorta di “Unione per la Repubblica” laica e socialista, una formazione di azionisti (P.d’Az.) liberalsocialisti, con evidenti richiami alla cultura del Risorgimento e della Resistenza. Ecco di cosa abbiamo bisogno. Secondo me l’Italia ha bisogno dei socialisti, dei libertari, dei laici, dei laburisti. Ma ci sarà bisogno di un grande lavoro, culturale e politico, dal basso, per tornare a convincere gli italiani della forza di certi valori. (16 aprile 2008) … da questi post emerge chiaramente come la batosta elettorale ci abbia un po’ messo in crisi, riportandoci a “litigare” e discutere vivacemente su quale socialismo sia più moderno o progressista, se quello liberale dei fratelli Rosselli, o quello liberalsocialista di Guido Calogero, o quello socialdemocratico di Saragat o magari – perché no?, aggiungo io – quello libertario di Caffi e di Merlino, o quel socialismo cristiano di Ignazio Silone. Secondo me il socialismo italiano ha sempre tenuto dentro di sé tutti questi aggettivi, o sostantivi, è sempre stato tutte queste cose insieme e proprio per questo ha sempre riunificato e portato avanti le battaglie per difendere gli interessi dei contadini e degli operai, in alleanza con la borghesia illuminata e laica, avanzata e progressista. Ci sono tanti socialisti e socialiste, e di conseguenza tanti socialismi che dovranno convivere nel Partito socialista italiano. Pensate anche, ad esempio, all’umanesimo socialista di Rodolfo Mondolfo. Il nostro è un patrimonio ideale ricchissimo che non andrà perso, perché viene da lontano, noi non abbiamo bisogno di inventarci un Pantheon dei padri fondatori come ha fatto Veltroni per il PD. Noi abbiamo Garibaldi, Turati, Treves, Nenni, Basso, Pertini, Loris Fortuna, Craxi, Martelli, Aniasi, i tanti partigiani, Walter Tobagi e Marco Biagi. Veltroni ha dovuto cercare l’ispirazione in Jovanotti e Madre Teresa di Calcutta, due bravissime persone, ma che non appartengono alla storia politica del Paese… … a mio modesto parere, si potrebbe rilanciare il Partito socialista già dalle prossime Amministrative intensificandone l’unione con i Repubblicani e i Laici di questo Paese. Penso a liste unitarie sul genere della proposta fatta a Massa e Carrara dove, se non sbaglio, o al Comune o in Provincia, la lista P.Socialista-Laici-Repubblicani ha preso il 5,9%, insomma un buon risultato. Ripartirei da un progetto politico culturale di quel tipo, laico-socialista, antico nei valori e moderno nelle proposte, contro il clerico-fascismo del PDL e contro il catto-comunismo del PD, per l’autonomia socialista e la riscossa repubblicana. (18 aprile 2008) Tra i vari commenti che ho letto mi ha colpito quello di una tal Drina, che scrive queste belle cose che mi permetto di riportarvi e di sottoscrivere: “Grazie per l’impegno Enrico. Ho votato con la testa e con il cuore e ho sognato l’imprevedibile per il PS. Un plebiscito! Ora mi vergogno di essere italiana, i miei concittadini preferiscono la mafia ed il Vaticano e io non sono rappresentata in Parlamento. Da Noncredente la laicità mi è vitale e continuerò a crescere i miei due figli lontani da superstizioni e da riferimenti sovrannaturali e continuerò anche a fare sesso per divertimento visto che IO ho deciso di non avere più figli. Se in futuro il Paese sarà libero e potremo ancora votare mi piacerebbe rivedervi insieme ai Radicali e lei Enrico vorrei vederla di persona. Sono con lei nel dolore della sconfitta.” Mi è piaciuto anche il commento di un altro partecipante, Gaetano di Cassano allo Ionio (CS), che scrive, tra le altre cose: “…Lo so ora in molti si chiederanno se ne è valsa la pena,e se ne vale la pena ancora definirsi socialisti, o credere nel socialismo… Bè io non ho dubbi, ne valeva e ne vale ancora la pena… se Nenni e Pertini non fossero stati convinti di ciò, molto probabilmente la Repubblica Italiana non sarebbe mai nata, la Democrazia non avrebbe mai trionfato!…” Insomma, ci si parla un po’ sopra, si legge, si discute e si cerca di immaginare dove finirà l’Italia, politicamente parlando… ciao!
Sul Delta del Po, da Chioggia a Ravenna… fino a Bologna
Torno un po’ ai viaggi per non lasciarmi trascinare troppo dal daimon della politica… be’ che insomma con Cri e Cami abbiam fatto il ponte del Primo Maggio a zonzo nella Camargue italiana, lungo il Delta del Po, nelle terre del grande attore Natalino Balasso (simpaticissimo, l’ho conosciuto a Torino in Fiera, questo è il suo sito: www.natalinobalasso.net ) che è di Porto Tolle e quindi siamo andati a Chioggia dove veramente abbiamo assistito a scene buffe del tipo di una gara di liscio tra anziani in una chiesa sconsacrata, oppure c’erano questi pescatori di vongole “chioggiotti” (se dise così?) che avevano dei gran mustache alla messicana, tutti un po’ brilli, un po’ felliniani, la Cami s’è pure fatta indigestione di anguilla…
Dopo la notte nella terribile Sottomarina, che sta a Chioggia come Mestre sta a Venezia, ci siamo spostati a Gorino, sul Delta del Po dove la motonave Freccia del Delta ci ha portati a vedere il paesaggio della zona, bellissimo, ampio, umido, nebbioso, in epoca ancora pre-zanzare se no sarebbe stato impossibile apprezzarlo… da lì siamo poi scesi a Mesola, alla mitica sagra dell’asparago intorno al Castello estense e ancora all’abbazia di Pomposa, per poi finire a Comacchio che è veramente carina coi suoi canali e dove ho mangiato la piadina (con squaccherone e zia ferrarese!!) più buona della mia vita, non sto scherzando! A Comacchio, la trovate lungo il primo canale del centro sulla destra, è fantastica!!



Il nostro tour è giunto così a Ravenna, ce la siamo girata a piedi, piacevolissima, per mosaici e abbazie, con anche una puntata sulla spiaggiona ancora off season di Marina di Ravenna. Gran finale del giro di Veneto, Romagna ed Emilia con tappa a Bologna dal caro Ciccio che con la famiglia ci ha accolto al mitico MamBo (www.mambo-bologna.org ) dove abbiamo visto la bellissima mostra di Luigi Ontani

: una passeggiata da una sala all’altra, un viaggio ininterrotto, mirabilante, generoso di colori, di smalti brillanti, di trompe-l’oeil, di irridenti rebus visionari, dove ritorna sempre riconoscibile, impassibile, enigmatico il volto, il profilo dell’artista, sub specie divina o d’animale o d’esotico sfondo. Meglio di così, e anche grazie al bell’incontro con Marco e Barbara, giunti anche loro per caso a Bologna, siamo tornati a casa stanchi, ma veramente contenti.
L’India, il paradiso immobile
Sono stato in India nel 1993. E questo è quello che mi resta di quel paradiso immobile:
Sonagli leggeri, echi, flauti andini, percussioni. Passi lenti persi in spazi immensi. Saltano coordinate e punti fermi e, inconsapevolmente, ci rimettiamo in gioco: Come cambia le cose la luce della luna, come cambia i colori qui la luce della luna come ci rende solitari e ci tocca. L’oscurità ci separa dagli altri e la solitudine diventa quasi tangibile ma, più luminosa di qualsiasi luce, può indicarci la strada. …Come ci impastano la bocca queste piste di polvere per vent’anni o per cento e come cambia poco una sola voce nel coro del vento… E’ una nostra personale Via della Seta quella che percorriamo? La sabbia è il cordone ombelicale che unisce l’Occidente all’India. …Ci si inginocchia su questo sagrato immenso dell’altipiano barocco d’Oriente… India: il mito tangibile, interiorità e trascendenza, India dove la miseria delle condizioni di vita era indirettamente proporzionale alla ricchezza di valori spirituali e dove il rapporto stesso con la morte e con la sofferenza era talmente estraneo e distante dalla nostra cultura da affascinarci. L’India può rappresentare un sagrato immenso, così lontano da noi da venir definito “barocco”. E la sacralità del luogo ci schianta, fino a farci inginocchiare. Le nostre pene e la nostra stessa esistenza perdono senso davanti all’immensità del paesaggio immoto, spoglio, costituito quasi soltanto da stelle basse. Lo sguardo si china verso terra, finalmente rivolgendosi all’interno. E non è rosa che cerchiamo, non è rosa, e non è rosa o denaro, non è rosa e non è amore o fortuna, non è amore. Cosa stiamo cercando? Nè bellezza esteriore, nè danaro, nè amore, neppure la fortuna appesa lì in cielo, inafferrabile a meno che non sia lei a decidere di scendere a farci visita. Ma chi si guarda nel cuore sa bene quello che vuole e prende quello che c’è… Cerchiamo solo noi stessi, cercando di avere anche il coraggio di trovarci e di accettare quel poco che siamo… ha ben piccole foglie la pianta del tè…

Judith N. Shklar (1927-1992)
Ecco cosa sto leggendo in questo periodo:
http://www.internetbookshop.it/code/9788815120311/shklar-judith-n/vizi-comuni-crudelta.html
La crudeltà ispira la paura, e la paura distrugge la libertà. L’ipocrisia, lo snobismo, il tradimento, la misantropia alla base del liberalismo della paura che, partendo dai nostri vizi comuni, individui una teoria minima della tolleranza laica e pluralista.
Judith N. Shklar (1927-1992), nata in Lettonia da genitori ebrei tedeschi, ha insegnato a lungo alla Harvard University teoria politica.
In occasione della sua commemorazione Michael Walzer, politologo Usa e amico della Shklar, dichiarò: “Without you, things could only be what they are”.

Ieri sera cenetta ellenica coi compagni di corso assai gustosa: melinzanosalada, tomates gemistes, Retsina a fiumi e Ouzo, tutti allegri e con una gran voglia di viaggiare e di andare via dalla città! La Grecia è vicina!
Ivano Fossati, per cominciare bene. Immenso. Vero poeta. Con lui metterei gli altri, grandissimi e profondi ispiratori di pensieri e riflessioni: Rino Gaetano, Fabrizio De André, Giovanni Lindo Ferretti, Francesco Guccini, Vasco Rossi, Eugenio Finardi. Partiamo da qui, dai miei amici musicisti, dai miei fratelli musicisti. Eugenio Bennato: “Tu sei un a – a – canta – autore?” “No, però come spirito sì, parole, danze e canzoni, sono un cantautore sempre in tourné”.
